di Beppe Cucco - 31 dicembre 2018

1978-2018: quarant'anni di Cagiva

Ripercorriamo, anche attraverso le immagini, la storia di Cagiva, dalla sua nascita per mano di Giovanni Castiglioni fino ai successi nel Motomondiale e alla Dakar
1/12 Dave Strijbos che con la Cagiva ha vinto il titolo in 125 nel 1986

La storia

Cagiva nasce nel 1950 a Varese per mano di Giovanni Castiglioni. Il nome deriva dall'acronimo tra il nome del fondatore e la sede degli impianti (CAstiglioni GIovanni Varese); come simbolo portafortuna viene scelto l'elefantino. Inizialmente l'azienda si occupa di minuteria metallica e allarga i propri orizzonti alle moto e al mondo delle corse solo nel 1978, quando Claudio e Gianfranco Castiglioni rilevano la società AMF-Harley Davidson in liquidazione. La prima scuderia conta soltanto due moto da corsa, che vengono affidate a Gianfranco Bonera e Marco Lucchinelli. Le moto AMF-Harley Davidson vengono prodotte nello stabilimento di Schiranna (VA), dove già venivano prodotte le Aermacchi.

Fino al 1980 le moto che escono dagli impianti varesini sono contrassegnate con il marchio HD-Cagiva, da quell'anno in poi invece si inizierà a usare solo il nome dell'azienda italiana. Per i primi anni la produzione, sia di moto stradali, da enduro e da cross, è limitata a modelli di piccola cilindrata; aumenta la cubatura delle moto in gamma solo nel 1983, con l'adozione di motori Ducati. Nella seconda metà degli anni '80, alla ricerca di una più consistente quota di mercato, Cagiva acquisisce Ducati, Moto Morini e Husqvarna.

Nel 1987 a San Marino nasce il Centro Ricerche Cagiva, poi rinominato Centro Ricerche Castiglioni, che ha il compito di studiare nuovi prodotti e di curare a loro realizzazione, dai bozzetti fino all'industrializzazione vera e propria. Grazie alla guida di Claudio Castiglioni e al lavoro di Massimo Tamburini, Cagiva rilancia il marchio Ducati: proprio in quegli anni vengono prodotti alcuni dei modelli mitici della Casa di Borgo Panigale, come la 916 e la Monster, nata dalla matita di Miguel Galluzzi. Sulla scia di questo successo Cagiva nel 1992 si lancia in un nuovo progetto industriale: rilanciare l'ormai dimenticato marchio MV Agusta creando una supersportiva a 4 cilindri. La moto viene presentata al pubblico nel 1997 al Salone di Milano: è la F4 750.

Nel 1996 Cagiva vende prima Ducati, nel 1999 Moto Morini e nel 2007 anche la Husqvarna, che viene ceduta a BMW. L'11 luglio 2008, dopo che il marchio Cagiva era stato incorporato nell'MV-Agusta Group, il gruppo viene acquisito dalla Harley-Davidson, per circa 70 milioni di euro. Nell'ottobre 2009, tuttavia, la Casa di Milwaukee decide di rivendere MV, cedendola nell'agosto 2010 proprio a Claudio Castiglioni. Il 17 Agosto 2011 viene a mancare Claudio e l'azienda passa quindi nelle mani del figlio Giovanni.

Pochi mesi fa, Giovanni Castiglioni ha dichiarato che lo storico brand Cagiva rinascerà per dedicarsi alla mobilità a emissioni zero, proponendo un netto stacco dal passato e proiettandosi verso il futuro.

La storia

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La Parigi-Dakar

La Casa dell'elefantino debutta in questa competizione nel 1985, con il modello Elefant 650, guidato da Hubert Auriol. Dopo un ottimo avvio, una rottura fa concludere la gara ad Auriol in ottava posizione. Gli anni successivi la moto si veste della livrea Lucky Explorer. Le prestazioni non migliorano, per via dei ritiri, di alcune squalifiche o per problemi alle gomme.

Nel 1990 alla moto vengono apportate importanti novità: dal motore di 900 cc all'iniezione elettronica. Anche grazie a ciò Edi Orioli riesce a portare la Cagiva sul gradino più alto del podio. Non solo, in quello stesso anno l'Azienda di Varese chiude in terza posizione con Alessandro de Petri (che conquista ben 5 tappe) e in settima con Arcarons (due vittorie per lui).

Nel 1991 Cagiva conquista il quinto posto con Arcarons, mentre Cyril Neveu si ritrova venticinquesimo, per via di problemi elettrici alla moto. L'anno successivo si piazza seconda, terza e quarta rispettivamente con Laporte, Arcarons e Morales, mentre Orioli si ritrova settimo e Trolli decimo.

Nel 1994 la moto viene elaborata da CH Racing, che mette mano alle sospensioni e al motore. Con questa moto Orioli vince la Dakar dopo una combattuta lotta con Arcarons.

L'anno successivo, nel 1995, la lotta si fa più serrata e Cagiva conclude la Dakar seconda, con Arcarons, e terza, con Orioli. Gli anni successivi la Casa si piazza sempre tra il sesto e il settimo posto, lasciando poi definitivamente la corsa dopo l'edizione del 1997.

La Parigi-Dakar

Edi Orioli sulla Cagiva da Dakar

Il Motocross

Cagiva inizia a partecipare al Campionato del Mondo di Motocross nel 1979. In questa competizione ottiene 2 titoli piloti e 3 costruttori, tutti nella classe 125.

Tra le 125 Cagiva debutta nel 1984, con Corrado Maddii, che subito si avvicina alla conquista del titolo. Quell'anno il successo sfuma per via di un infortunio all'ultima gara di campionato. Le cose vanno nel verso giusto nel 1985, quando Pekka Vehkonen conquista il Mondiale, e l'anno successivo, con la replica di Dave Strijbos, in sella alla Cagiva WMX. Nel 1987 il titolo piloti sfuma all'ultima gara.

Cagiva ottiene il titolo costruttori nel 1985, 1986 e 1987, interrompendo le numerose vittorie consecutive di Suzuki (Cagiva è la seconda Casa ad aver vinto sia il titolo piloti che costruttori).

Nel campionato 250 Cagiva piazza il suo pilota Pekka Vehkonen al secondo posto del mondiale nel 1987 e 1988, sempre in sella alla WMX 250.

Nonostante i buoni risultati, la Casa decide di ritirarsi dalle corse di motocross alla fine del 1988.

Il Motocross

Dave Strijbos che con la Cagiva ha vinto il titolo in 125 nel 1986

Il Motomondiale

Cagiva inizia la sua avventura nel Motomondiale nel 1977 come sponsor del "Team Life". Solo l'anno successivo inizia una partecipazione diretta, con team nella classi 250, 350, 500 e 750. Per l'occasione l'Azienda di Varese riprende anche i vecchi modelli del reparto corse Aermacchi Harley-Davidson, detentori di tre titoli nella classe 250 e uno in 350.

Il primo punto iridato arriva solo nel 1982 ad Hockenheim con la 3C2 che, guidata da Jon Ekerold (fresco campione mondiale della classe 350 nel 1980 a bordo di una Bimota), chiude al 10º posto. Nel 1983 sulla nuova 4C3 si sperimenta un telaio che sfrutta il motore come elemento stressato; questo però rende la moto difficile da guidare e compromette la stagione. L'anno successivo, grazie anche ad un motore da 132 CV, la moto e conquista il decimo posto al GP di Jugoslavia.

Nel 1985 la C10 adotta un motore V4 di 90° a due alberi motore controrotanti e alimentazione a lamelle (invece dei dischi rotanti delle versioni precedenti), mentre il telaio segue lo schema Deltabox delle Yamaha ufficiali. Nel 1987 arriva la C587 con un nuovo 4 cilindri a V da 56°, sempre con gli alberi motore controrotanti; il telaio ha ancora una struttura di tipo Deltabox, ma è più piccolo del precedente. Nel GP del Brasile di quell'anno il belga Didier de Radiguès conclude al quarto posto.

Nel 1988 la C588 ha un motore più snello, un telaio rinforzato e un nuovo forcellone curvo, per permettere d'avere le espansioni dei cilindri anteriori allo stesso lato. Il pilota Randy Mamola ottiene solo un settimo posto al GP d'Italia. Massimo Tamburini disegna quindi una carenatura più filante, di tipo sigillato (novità assoluta) che migliora la competitività della moto. La stagione prosegue poi con il primo podio nel Motomondiale per Cagiva: terzo posto in Belgio a Spa sotto la pioggia. Nel corso dell'anno poi la Casa conquista anche il quarto posto in Jugoslavia e il sesto in Francia.

Il 1998 vede Cagiva debuttare anche in 125, con una monocilindrica pilotata da Pier Paolo Bianchi e dal britannico Ian McConnachie. Il migliore piazzamento sarà un 4º posto al "Nazioni" di Imola con Bianchi.

Nel 1989 arriva la C589, più leggera e potente, ma la stagione non è positiva. Nel 1990 la C590 arriva nella mani di Mamola, Alex Barros e Ron Haslam, ma i tre cadono numerose volte e la stagione non svolta nemmeno con il nuovo telaio e il forcellone in fibra di carbonio.

Nel 1991 arriva in squadra Eddie Lawson. Il primo anno il pilota riesce a far migliorare la moto e conquista il 6º posto assoluto in classifica generale. Nel 1992 Lawson realizza il sogno di Cagiva: in Ungheria conquista la prima vittoria nel Motomondiale. Eddie si ritira poi dalle competizioni quello stesso anno. Nel 1993 la con la V593 John Kocinski vince il Gran premio statunitense a Laguna Seca; il 1994 con la C594 è ancora meglio: Kocinski sale sette volte sul podio, vince il Gran Premio d’Australia e conquista il terzo posto in classifica generale. Il 1994 sarà l'anno più vincente della storia di Cagiva nel Motomondiale; ma proprio alla fine della stagione l'Azienda decide di ritirarsi dal Motomondiale.

Nel Motomondiale Cagiva conquista complessivamente 3 vittorie, 11 podi, 6 pole position e 3 giri veloci.

Il Motomondiale

Randy Mamola sulla Cagiva
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