18 ottobre 2019

La CX500 che non ti aspetti

Alla fine del 1978 Dennis McKay, che all’epoca era il responsabile di tutte le attività sportive della Honda-USA, decide di schierare una squadra ufficiale nelle gare di Flat-Track, da sempre territorio di caccia della Harley-Davidson...

Alla fine del 1978 Dennis McKay, che all’epoca era il responsabile di tutte le attività sportive della Honda-USA, decide di schierare una squadra ufficiale nelle gare di Flat-Track, da sempre territorio di caccia della Harley-Davidson. Dopo aver contattato Jerry Griffith, un tecnico molto quotato nell’ambiente delle corse sugli ovali sterrati, viene realizzato un prototipo che utilizza il tranquillo bicilindrico della nuova CX 500, montato però in posizione trasversale sulla moto anziché longitudinale come sulla CX - cioè con l’albero motore perpendicolare al trave superiore del telaio - e la trasmissione finale a catena al posto del cardano.

La moto debutta nel 1979, ma le sue prestazioni sono deludenti perché il divario di CV con la concorrenza è troppo elevato fin quando l’ingegner Soichiro Irimajiri - il papà della NR500 a pistoni ovali e di numerosi altri modelli da strada e da GP della Casa giapponese, fra cui la CX500 - non decide di intervenire dopo aver assistito ad una gara a San José, dove la Honda da flat-track viene umiliata dalle avversarie, soprattutto in rettilineo.

Irimajiri rivede il progetto e in pochi mesi consegna a McKay e Griffith la NS750. Questa moto riprende il precedente modello costruito negli USA, ma il suo motore è stato completamente rivisto. Oltre ad avere una cilindrata di 749 cc, ha teste e cilindri girati di 180° per far uscire i carburatori dal centro della V sul lato destro della moto e non intralciare la gamba del pilota che deve fare pressione sulla pedana (nel flattrack ci sono solo curve a sinistra) e gli scarichi che si “annodano” davanti al motore per lasciare maggior luce a terra.

Freddie Spencer

La NS750 ha una novantina di CV ed è molto veloce, ma poco affidabile. Per aumentare la cilindrata Irimajiri ha dovuto spostare la posizione dei prigionieri dei cilindri, andando a modificare i passaggi dell’acqua. Il risultato è che il bicilindrico della NS750 scalda tantissimo (anche perchè i due piccoli radiatori laterali sono insufficienti) e si rompe, al punto che la produzione dei 25 esemplari necessari per ottenere l’omologazione AMA viene sospesa dopo appena cinque moto e la NS750 può correre in deroga solo perchè alla federazione americana fa comodo avere una Honda ufficiale iscritta al campionato.

Con la NS750 corrono i migliori piloti della Honda-USA dell’epoca - fra cui Freddie Spencer che ne distrugge anche una in gara - senza mai raggiungere risultati di rilievo. Una sola vittoria nel National all’attivo, quella di Scott Pearson nell’ half-mile di Louisville nel 1982, ma per ammissione dello stesso McKay ottenuta: “grazie all’abilità del pilota nell’interpretare il tracciato, non certo per la competitività della moto”.

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