a cura della redazione - 01 novembre 2018

Brio, lo scooter Ducati

Presentato al Salone di Milano del 1963, lo scooter disegnato da Gio Ponti soddisfò le aspettative dei giovani di quel tempo e offrì la possibilità di effettuare spostamenti senza ricorrere ai mezzi pubblici
1/8 Gio Ponti progettò lo scooter Brio

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Il progetto del secondo scooter Ducati nacque con l'intento di soddisfare le aspettative dei giovani di quel tempo, che desideravano un mezzo versatile, che desse la possibilità di effettuare spostamenti di maggior ampiezza senza ricorrere a mezzi pubblici o alle proprie gambe. Tenuto conto che veicoli a due ruote erano stati studio di molti architetti, Ducati coinvolse il più importante del tempo: Gio Ponti, il quale centrò pienamente l'obiettivo, perché molte famiglie riuscirono a superare il momento di stallo negli spostamenti proprio grazie al Brio.
Gio Ponti
Presentato al "Salone di Milano" nel ‘63, il Brio rappresenta il secondo tentativo della Ducati per quanto riguardava gli scooter, dopo circa 10 anni dalla presentazione del Cruiser 175. I progetti dei Motoscooter, 48 e 80 cc, sono datati tutti tra il 1957 e il 1962 e Ponti non rifugge dal concetto di serie, ma ne individua il valore nella perfezione delle soluzioni tecniche. Prima del tema della moto, Ponti aveva già frequentato e ampiamente conosciuto quello dell'automobile. Nel 1950, in Italia, erano ancora in produzione alcune auto concepite prima della guerra. La prima vera innovazione italiana, la Fiat 600, nascerà solo nel 1955. In questo clima, Ponti disegna, intorno al 1952-53, l'auto "Diamante", il cui nome deriva dalla linea particolare da lui ideata. Il look è definito dalle superfici piatte delle lamiere, da accentuate piegature e dal tetto alto che conferiscono il profilo sfaccettato del diamante: l'auto è, come il grattacielo Pirelli, una “scultura”. Nel segmento degli scooter, Ponti propone idee evolutive, innovative (tenendo in gran conto le esigenze pratiche) e di grande impatto visivo. Non rinuncia alla tradizione ed evoca i modelli che il pubblico conosce. Innova attraverso nuove linee che sono l'espressione di nuovi concetti e significati.
Il Brio, infatti, è pensato per essere un oggetto estremamente funzionale. Tutto è nuovo, dal motore al telaio, ed evidenzia lo sforzo dell'azienda che nella sua strategia vuole allargare la gamma dei prodotti e immettere sul mercato delle due ruote una serie di veicoli di piccola cilindrata con motori a due tempi alla portata di tutti.

Lo scooter Brio è caratterizzato da:
  • Telaio a scocca portante in lamiera stampata, con il parafango anteriore solidale alla carrozzeria;
  • Il motore alloggiato sul forcellone in posizione centrale, cambio a tre marce con comando posto sulla manopola girevole sinistra del manubrio, motore a due tempi con raffreddamento ad aria forzata tramite una ventola; alesaggio 38, corsa 42, per una cilindrata di 47,6 cc;
  • La trasmissione primaria è ad ingranaggi, mentre la finale, si distingue dai concorrenti, perché è a catena.
  • La sospensione anteriore è a biscottini oscillanti, la posteriore a forcellone in lamiera oscillante. Le ruote sono da 1,75 x 9 e i pneumatici sono 23/4 x 9.
  • Il freno è a tamburo centrale di 105 x 20 mm.
  • Il volano-magnete-alternatore da 6v-18W garantisce l'alimentazione elettrica.
  • Le lampade del faro anteriore sono due: quella a bulbo da 6v-18W per la luce abbagliante e quella, sempre da 6V-18W, ma a siluro per l'anabbagliante. Il fanalino posteriore monta invece una lampadina a siluro da 6v-3W.
Il Brio aveva una autonomia di 220 Km con un pieno, ad un'inevitabile velocità-codice di 40 Km/h. Successivamente, a un anno dalla presentazione, il Brio 48 venne affiancato da una versione con motore da 100 cc, che trovò impiego anche presso i Vigili Urbani di Bologna e fu poi sostituito dal 50 cc, che aveva una cilindrata di 49,6 cc e finiture più lussuose.
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